Civitavecchia è un comune di 51.969 abitanti della provincia di Roma posto sul litorale laziale.

Civitavecchia è il risultato di un millenario processo di civilizzazione ed urbanizzazione del territorio laziale, un territorio di cui, proprio nella zona dove ora sorge questa città (sita a soli 70 km da Roma), si trovano sovrapposti ed accumulati, attraverso varie epoche, significativi elementi che confermano la presenza e lo sviluppo di organizzazioni sociali addirittura sin dall'età Preistorica.

Numerose sono le tracce di insediamenti primitivi presenti sul litorale Civitavecchiese, come altrettanto numerose ed importanti sono le strutture, Etrusche, Romane e Medievali, che hanno reso la città un centro urbano di tale importanza da assumere, sin dai tempi dell'antica Urbe, l'appellativo di Porto di Roma.

Il suo porto costituisce un importante terminal passeggeri, per i collegamenti marittimi -tra gli altri- con la Sardegna, la Sicilia e, attraverso le "Autostrade del Mare", Barcellona, Tunisi, Tolone, Malta e la Corsica. Grazie al grande flusso di navi da crociera, il porto di Civitavecchia è oggi il secondo scalo europeo per numero di passeggeri annui in transito.

La città venne creata sicuramente da un insediamento etrusco. La zona civitavecchiese non diventa realmente città, né è presente in documenti romani, fin dopo il ritorno di Traiano nel 103 d.C. Per maggiori informazioni consultare il sito Città di Civitavecchia. Civitavecchia è l’antica Centumcellae, così chiamata per le insenature che il litorale scoglioso offriva come riparo alle navi. L’imperatore Traiano, nel 106 d.C., intuì che quel luogo era adatto alla costruzione di un porto che sostituisse quello ormai quasi insabbiato di Ostia. Il porto nacque su progetto dell’architetto Apollodoro di Damasco. La città ed il porto nascevano in simbiosi, l'una connessa all'altro, anche perché lo scopo principale di questa grandiosa iniziativa di Traiano, era quello di dotare Roma di attrezzature portuali sussidiarie rispetto a quelle già ampliate, dallo stesso Traiano, alla foce del Tevere. Nel porto di Centumcellae, cominciarono a rifornirsi, in numero sempre maggiore, le navi con rotta verso l'occidente, la città si sviluppò rapidamente. Centumcellae conobbe il periodo di massimo splendore in età imperiale, nel 314 d.C. fino al 538 d.C., periodo in cui la città viene occupata dai Bizantini, dopo i quali, nell' VIII secolo, passò sotto il più mite governo dei papi.Nel’ 828 la città fu occupata dai Saraceni che la distrussero quasi completamente e venne trasformata in una base per le operazioni belliche contro Roma. I superstiti della città costruirono un piccolo borgo nei boschi della Tolfa e solo sessant’anni dopo decisero di tornare nella loro città tutta da ricostruire. Sulle rovine dell'antica città portuale intorno al 1000 venne ricostruita la città ma nel corso della dominazione francese (1798-1815) i Papi ne persero temporaneamente il potere, successivamente in un secondo conflitto bellico nel 1870 i Papi persero il loro dominio definitivamente . Durante il secondo conflitto bellico, gran parte dei monumenti civitavecchiesi subì gravissimi danni, ancora oggi la città è infatti priva di alcuni tra i suoi numerosi antichi edifici monumentali. Durante la seconda guerra mondiale Civitavecchia pagò la sua posizione di porto strategico a un’ora da Roma subendo 76 bombardamenti che la rasero al suolo, ci furono circa duecentocinquanta caduti e danni irreparabili a strutture storiche.  L’8 marzo 1999 Civitavecchia ha ricevuto la medaglia d’oro al Valor Civilecon motivazione di: "Città strategicamente fondamentale per il suo porto sul Mediterraneo, durante l'ultimo conflitto mondiale fu sottoposta a continui e violentissimi bombardamenti che causavano la morte di numerosissimi concittadini e la quasi totale distruzione dell'abitato e delle strutture portuali. La popolazione, costretta a rifugiarsi nei paesi vicini, col ritorno della pace, affrontava con fierezza la difficile opera di ricostruzione. 1943 - 1945." 

Attualmente l’economia della città è basata sul porto e su una buona attività turistica e peschereccia che ne deriva. Sono presenti due centrali termoelettriche Enel, una a ciclo combinato e l’altra, Torre Valdaliga Nord, attualmente in conversione per l’utilizzo del carbone come combustibile e fonte di numerose polemiche e di ben due referendum cittadini a causa dell’inquinamento che essa potrebbe produrre.

Per anni Civitavecchia ha fondato la propria economia in dipendenza delle grandi centrali termoelettriche ENEL presenti sul proprio territorio. Soltanto nell'ultimo decennio il porto, che vanta una posizione geografica strategicamente vantaggiosa per l'incremento dei traffici marittimi, ha sviluppato tutta una serie di attività, che grazie agli ingenti finanziamenti provenienti dallo Stato e dalla Regione Lazio, hanno consentito allo scalo marittimo di affermarsi a livello nazionale ed internazionale. Oggi Civitavecchia è il primo Porto nazionale ed il secondo in ambito europeo dopo Barcellona per traffico crocieristico (1.850.000 passeggeri previsti nel 2009 pari al 21,8 dell'intero traffico nazionale - fonte Cemar). Di assoluta importanza sono le "Autostrade del Mare" che per la movimentazione delle merci rappresentano l'alternativa al trasporto su gomma generando notevoli risparmi di spesa e di energie: esempi emblematici sono rappresentati dai collegamenti Civitavecchia-Palermo e Civitavecchia-Messina, che consentono a molti autotrasportatori di evitare la pericolosissima Salerno-Reggio Calabria.

Il Porto di Civitavecchia si è inoltre affermato tra i grandi armatori di navi da crociera quale porto di accesso alla città di Roma. Moltissimi sono i turisti che scelgono le crociere nel Mediterraneo e fanno scalo a Civitavecchia per poi visitare la Città eterna.

Il porto di Civitavecchia può godere altresì di un entroterra storicamente interessante: si possono visitare le città etrusche di Tarquinia e Cerveteri ,il Lago di Bracciano, Anguillara, Manziana e Viterbo, la città dei Papi, o la bassa Toscana, tutte distanti pochissimi chilometri.

Il porto di Civitavecchia potrà affermarsi anche come porto commerciale se tutti i progetti attualmente in cantiere saranno realizzati: l'interporto, la darsena grandi masse, il terminal container e le fondamentali opere della linea ferroviaria Civitavecchia-Orte, l'autostrada (o il potenziamento della S.S. Aurelia) Civitavecchia-Livorno e la superstrada Civitavecchia-Orte, già completata e funzionate nel tratto Orte-SP Vetrallese.

Ricorrenze, Feste e fiere

Durante l'arrivo dell'Epifania e nel giorno di Santa Fermina si organizzano mercatini per tutto il lungomare.

Rilevanti la Processione del Cristo Morto, che rievoca la Passione e Morte di Gesù Cristo, nel giorno del Venerdì Santo e le cosiddette "pastorelle" del 23 dicembre. Quest'ultime sono un rito tradizionale che si ripete nell'antivigilia di Natale a partire dal dopoguerra: gruppi musicali girano per la città cantando tipiche canzoni natalizie.

Ogni anno, inoltre, viene ricordato il giorno in cui i saraceni presero possesso della città e si organizza una recita presso la spiaggia del Pirgo.  

Stampa 

Oltre ai giornali nazionali, tra i quali vi sono Il Messaggero e Il Tempo che nell'edizione civitavecchiese concedono maggiore spazio alle notizie di cronaca locali, a Civitavecchia e nelle aree limitrofe sono presenti i quotidiani La provincia di Civitavecchia, La Voce, Nuovo Oggi Civitavecchia e le testate telematiche TRCgiornale.it, Centumcellae.it e Civonline.it.

Televisione 

A Civitavecchia ha sede l'emittente locale Telecivitavecchia, rete a carattere comunitario (non può trasmettere oltre il 5% di pubblicità per ogni ora di trasmissione), la quale si avvale di tre dipendenti e qualche collaboratore. Inoltre, l'emittente regionale Rete Oro, limitatamente all'area di Civitavecchia e dintorni, trasmette il telegiornale locale in una versione differenziata. La copertura televisiva, sia in analogico che in digitale, è garantita molto bene dalle antenne installate, a pochi chilometri dal centro abitato, sulla collina di Monte Paradiso e dalle antenne presenti presso Monte Argentario in Toscana.

Radio 

A Civitavecchia hanno sede le emittenti radiofoniche locali Idea Radio, Radio Stella Città e Radio Civitavecchia.

Teatri:

Teatro Traiano

Teatro dei Salesiani

Sale cinematografiche: Cinema Royal    

Luoghi di interesse

 Terme taurine  A nord, appena fuori dalla città, a pochi metri dallo svincolo autostradale, si trova un'area molto apprezzata sin dai tempi antichi per la presenza nel sottosuolo di acque termali. Qui sorgono le Terme di Traiano, o Terme Taurine, da una leggenda secondo cui un toro (probabilmente assimilato ad una divinità) avrebbe raspato la terra prima di iniziare una lotta; così sarebbe scaturita la sorgente miracolosa di acqua calda sulfurea. Il complesso è ora visitabile.

Poco distanti a valle ci sono le Terme della Ficoncella o Bagni della Ficoncella, molto apprezzate dai civitavecchiesi e dai romani e prendono il nome di Ficoncella, l'albero di fico situato tra le vasche. Le Terme hanno conservato la loro antica struttura, fatta di vasche in pietra all'aperto da cui si può ammirare il panorama delle vallate sottostanti e del mare da una parte, dei Monti della Tolfa dall'altro. Le acque della Ficoncella sono acque solfato-calciche che superano i 40°, utili per trovare sollievo a artropatie, dermatiti e allergie. Nella stessa zona è presente il parco acquatico Aquafelix, il più grande del centro Italia, che d'estate attira numerose persone dai comuni limitrofi.

Centro storico Archetto nelle mura medievali attraverso il quale si giunge a Piazza Leandra Il centro storico della città è ben conservato e molto apprezzato dai turisti, nonostante molti dei monumenti storici siano stati distrutti dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Le strutture più apprezzabili sono la cattedrale e le numerose chiese, l'antemurale e il Forte Michelangelo. Il Bastione, torre ottagonale facente parte delle mura che in epoca medievale circondavano a trapezio l'abitato di Civitavecchia Il caratteristico scenario medievale viene composto dalla piazza più antica della città Piazza Leandra, dalla quale è possibile oltrepassare le mura medievali attraverso il passaggio dell'Archetto, la porta a monte dell’antica cinta risalente al IX secolo, che conduce alla attigua Piazza Aurelio Saffi, detta di San Giovanni, che dà il nome all’omonimo Quartiere e dalla quale si raggiunge la Chiesa della Morte (dell’Orazione e Morte), la più antica della città.  

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L’euro è utilizzato in 16 paesi dell’UE. Scoprite qualcosa di più sull’ euro, sui tassi di cambio delle altre valute, sui prelievi di denaro e sulle disposizioni in materia di contante.

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The European Union commissioners have announced that agreement has been reached to adopt English as the preferred language for European communications, rather than German, which was the other possibility. As part of the negotiations, Her Majesty’s Government conceded that English spelling had some room for improvement and has accepted a five-year phased plan for what will be known as EuroEnglish ( Euro for short ).

 

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Stay Safe

 

Rome is generally a safe place, even for women travelling alone. There is very little violent crime, but plenty of scams and pickpocketing which will target tourists. As in any big city, it is better if you don't look like a tourist: don't exhibit your camera or camcorder to all and sundry, and keep your money in a safe place

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Julius Caesar


Famous People: Julius Caesar

Gaius Julius Caesar (July 12, 100 BC - March 15, 44 BC) was a Roman military and political leader. He played an important part in the transformation of the Roman Republic into the Roman Empire. 
He is widely considered to be one of the greatest military geniuses of all time, as well as a brilliant politician and one of the ancient world's strongest leaders. He was proclaimed dictator for life, and he heavily centralized the government of the Republic. 
He was assassinated on the Ides of March in 44 BC. Caesar's military campaigns are known in detail from his own written Commentaries (Commentarii), and many details of his life are recorded by later historians.

 

 

 

Augustus


Famous People: Augustus Emperor

Emperor Augustus of Rome was born with the name Gaius Octavius on September 23, 63 B.C. He took the name Gaius Julius Caesar Octavianus (Octavian) in 44 B.C. after the murder of his great uncle, Julius Caesar. In his will Caesar had adopted Octavian and made him his heir. 
Octavian was a shrewd, brilliant and astute politician. He was able to achieve a great power in Rome. At the time of Caesar's assassination, Octavian held no official position. 
Only after he marched on Rome and forced the senate to name him consul, was he established as a power to be reckoned with.
Rome achieved great glory under Augustus. He restored peace after 100 years of civil war; maintained an honest government and a sound currency system; extended the highway system connecting Rome with its far-flung empire; developed an efficient postal service; fostered free trade among the provinces; and built many bridges, aqueducts and buildings adorned with beautiful works of art created in the classical style. 
Literature flourished with writers including Virgil, Horace, Ovid, and Livy all living under the emperor's patronage. The empire expanded under Augustus with his generals subduing Spain, Gaul (now France), Panonia and Dalmatia (now parts of Hungary and Croatia). He annexed Egypt and most of southwestern Europe up to the Danube River. After his death, the people the Roman Empire worshipped Augustus as a god.

 

Virgilio


Famous People: VirgilioPublius Vergilius Maro was born in 70 BC in Mantua, a city of the Roman Empire. He died in 19 BC in Rome. He was the writer of the epic poem, The Aeneid. 
Virgil spent his entire life as a poet. He was born into the Roman world the son of a patrician family, and educated as such a son of such class was. His talents caught the sight of the Roman emperor Caeser Augustus who commissioned him to create an epic poem about the glory of the Roman Empire that would rival the great works of Homer. 
Before his death, he requested that his manuscript for the Aeneid be destroyed. Fortunately, the emporer saw otherwise.

 

Raphael Sanzio


Famous People: RaphaelBorn Raffaelo Santi or Sanzio, 1483-1520 

Raphael was an outstanding master of Italian High Renaissance art. Working chiefly as a painter and occasionally as an architect, he synthesized classicism, idealization, and naturalism to create a consummate Renaissance style.
Born in Urbino, from 1504 to 1508 Raphael lived in Florence; this experience would prove decisive in the maturation of his career, as exposure to the art of Leonardo and Michelangelo led him to develop a grandiose, powerful approach. In 1508 Raphael moved to Rome, where he would spend the rest of his life. Like Michelangelo, he was employed in redecorating the papal apartments in the Vatican.
After this wonderful work he was inundated with commissions, both public and private, from the highest levels of Roman society. He was commissioned by Pope Leo X to design a set of nine tapestries to decorate the Sistine Chapel. 
Raphael also worked as an architect. He designed two chapels for Agostino Chigi, an influential Roman banker, between 1512 and 1516. This new role allowed him to determine how his art was experienced.
Raphael's last major work was still incomplete at his death. The Transfiguration (Rome, Vatican, 1518-20), a huge altarpiece commissioned by the Medici, took the static, iconic altarpiece formula of Renaissance art and converted it into dynamic narrative. 
Until the nineteenth century Raphael's works served as the paradigm of great art for western civilization.

 

Un ber gusto romano

Tutta la nostra gran zodisfazzione
de noantri quann’èrimo regazzi
era a le case nove e a li palazzi
de sporcajje li muri cor carbone.

Cqua ddiseggnàmio o zziffere o ppupazzi, 
o er nodo de Cordiano e Ssalamone: 
llà nnummeri e ggiucate d’astrazzione, 
o pparolacce, o ffiche uperte e ccazzi.

Oppuro co un bastone, o un zasso, o un chiodo,
fàmio a l’arricciatura quarche sseggno,
fonno in maggnèra c’arrivassi ar zodo.

Quelle sò bbell’età, pper dio de leggno!
Sibbè cc’adesso puro me la godo,
e ssi cc’è mmuro bbianco io je lo sfreggno.

G.G. Belli 22 giugno 1834

Oltre allo sfregio le scritte sui muri erano anche slogan politici

come testimonia Stendhal nelle ultime righe del suo libro

"Passeggiate Romane":


21 Aprile 1829
Domani con gran rimpianto, lasceremo Roma. Andremo a
Venezia:
questa estate passeremo quindici giorni ai bagni di Lucca
e un mese a quelli deliziosi della Battaglia, vicino Padova.
Solo in questi luoghi così piacevoli gli italiani dimenticano
la loro paura ed il loro odio. La nomina del cardinale Albani
(Pio VII) comincia a produrre le prime conseguenze.
Questa mattina in venti luoghi di Roma, fin sulla porta del
palazzo di Montecavallo (il Quirinale) ove risiede il papa,
sono state trovate delle scritte tracciate col gesso,
a lettere enormi:

Siam servi sì, ma servi ognor frementi

Vittorio Alfieri

 

murales


 

I

Quelli? Ma quelli, amico, ereno gente
Che prima de fa' un passo ce pensaveno.
Dunque, si er posto nun era eccellente,
Che te credi che ce la fabbricaveno?

A queli tempi lì nun c'era gnente;
Dunque, me capirai, la cominciaveno:
Qualunque posto j'era indiferente,
La poteveno fa' dovunque annaveno.

La poteveno fa' pure a Milano,
O in qualunqu'antro sito de lì intorno,
Magara più vicino o più lontano.

Poteveno; ma intanto la morale
Fu che Roma, si te la fabbricorno,
La fabbricorno qui. Ma è naturale.

 

II

Qui ci aveveno tutto: la pianura,
Li monti, la campagna, l'acqua, er vino...
Tutto! Volevi annà' in villeggiatura?
Ecchete Arbano, Tivoli, Marino.

Te piace er mare? Sòrti de le mura,
Co' du ‘zompi te trovi a Fiumicino.
Te piace de sfoggià' in architettura?
Ecco la puzzolana e er travertino.

Qui er fiume pe' potécce fa' li ponti,
Qui l'acqua pe' poté' fa' le fontane,
Qui Ripetta, Trastevere, li Monti...

Tutte località predestinate
A diventà' nell'epoche lontane
Tutto quello che poi so' diventate.

 

III

E lui che già ce stava a la vedetta
Pe' fabbricalla, nun vedeva l'ora
De comincià'. Si qui nun se lavora,
Lui pensava, 'n antr'anno che s'aspetta,

Se la potemo pure tené' stretta;
Viè' quarche e forestiere da defora,
Vede er posto, se sa, se n'innamora
E, ar solito, ce fa la cavalletta.

E bada, dico, sai, che nun sia mai
Roma l'avesse fatta un forestiere,
Pe' noi sarebbe stato brutto assai.

Tu ce ridi? Ma intanto er padre Enea,
Ch'era er padre de tutti li trojani,
Nun venne a sbarcà' qui co' quel'idea?

 

IV

Si venne a sbarcà' qui, su la spianata
De Civita la vigna co' Didone,
Che sarebbe Didone abbandonata,
Quel era er suo perché de la ragione?

Era che lui ci aveva l'ambizione, 
Na vorta che l'avesse fabbricata,
De poté' di' davanti a la nazione:
Roma? So' stato io che l'ho fondata!

E come ce rivò ce mésse mano;
Ma, nun pratico, vecchio, sbajò er sito,
E se perse la strada sotto Arbano.

E così ce rimase co' la voja.
E vedi che fu tanto invelenito
Che agnede fora e diede foco a Troja.

 

V

Ma Romolo che insomma c'era nato,
Quello, me capirai, per quanto sia,
Sapeva er punto de la giografia
Der sito dove avrebbe fabbricato.

Per cui subito ch'ebbe ridunato
Er popolo co' quela simpatia
Der tatto de la sua diplomazia,
Piano piano, senz'esse esagerato,

Je fece: Dice, è inutile che famo,
Tanto, sapete, dice, un antro sito
Mejo de questo qui nu' lo trovamo;

Percui, dice, io me fermo e in quanto ar resto,
Come sarebbe a di' la fondazione,
Fece, er progetto mio sarebbe questo.

 

VI

Prima de tutto che se vadi piano;
Perch'io, prima de tutto, ordino e vojo
Che ogni cosa che noi mettémo mano
Se finisca, si no nasce un imbrojo.

Per conseguenza, dunque, in mezzo ar piano,
Dove che sorte fora quelo scojo,
Io direbbe de fa' er foro romano.
Sopra je ce se mette er Campidojo.

Vor di' che poi, si a loro je piace
De fasse er Coloseo, l'arco de Tito,
La Rotonna, le Terme, er Tempio in Pace

E tutto er resto, noi tutto er lavoro
Che famo se lo troveno finito;
Ar resto poi ce penseranno loro.

 

VII

Capischi come agiva er sentimento
De quell'omo? Lui ci ebbe la malizia
De nun dillo; ma lui cor suo talento
Penso: si qui ce pija l'ingordizia

De fabbricalla tutto in un momento,
Qui ce schioppa ‘na crisi a l'edilizia
E, invece de portalla a compimento,
Famo un antro Palazzo de Giustizia.

Per conseguenza qui ce vò condotta:
Qui se tratta de Roma, nun se tratta
De fa' le vorticelle de ricotta.

Ve capacita? Quelli ce pensorno,
Capirno che la cosa era ben fatta,
J'approvorno er progetto e incominciorno.

 

VIII

Ma frattanto li popoli lì accosto,
Che sempre su l'idea de quer soggetto
De Roma la pensaveno a l'opposto,
Se cominciorno a méttese in sospetto.

Perché quelli, se sa che loro, a costo
De qualunque nequizia, quer progetto
De Roma che je s'occupava er posto,
Nun voleveno mai che avesse effetto.

Tant'è vero che fin dar primo giorno
Romolo e Remo, come noi sapemo,
Voleveno levàsseli da torno.

Perché? Perché siccome conosceveno
Come annava a finì', Romolo e Remo
Drento a la storia nun ce li voleveno.

 

IX

Defatti, povere anime innocenti!,
Nu' li méssero drento in un cestino
Navigabile, in mezzo a la corrente
De fiume, pe' mannalli a Fiumicino?

Ma volle er caso fortunatamente
Che, sia che se trovassero vicino
Dove l’acqua calò sensibirmente
Sia na murella, un sasso, un porverìno,

O sia che se trovassero de faccia
Un ponte, er fatto sta che se fermorno
Immobili framezzo a la mollaccia.

E lì volle er destino de la sorte
Che ‘na lupa che stava de lì intorno
Je diede er latte e je sarvò la morte.

 

X

E vedi che je furno tanto grati
A quela lupa, che venne er momento,
Che appena tutti e due furno ‘rivati
In essere da daje compimento,

Je fecero innarzaje un monumento
Dove che ce so' loro ritrattati
Ne lo stesso preciso movimento
Come la lupa l'aveva allattati!

E Romolo lo disse: Io, fece, vojo
Che ‘sta lupa che a noi ci ha governato,
Sia méssa ner museo der Campidojo;

E siccome che fu er primo principio,
Er ritratto de lei venga stampato
Su lo stemma dell'arma ar Municipio.

 

XI

E questo, te dirò, fu bello assai,
Perché fece capì' fin da l'inizio
Che qui a Roma la pianta de quer vizio
D'esse' ingrati nun ci ha fiorito mai.

Defatti, ecchelo lì, si tu je fai
Ar romano un piacere, un benefizio,
Tu te lo troverai sempre propizio;
Vor di' che poi, pur troppo, si me dài

Che mentre quello lì te predilige,
Invece de trattallo come amico,
Lo stuzzichi, be' allora nun transige.

E allora? Allora poi chi cerca trova.
E pure de quest'antro ch'io te dico,
Pur troppo, ce n'avessimo la prova.

XII

Che fu brutta! Lo so. J'era fratello!
Però pure nojantri lo sapemo
Quante vorte je disse: Fermo, Remo!
Fermete! Statte fermo! E invece quello,

Bisogna proprio di' senza cervello,
Je seguitava peggio a fa' lo scemo,
Fino a quer punto de ‘rivà' a l'estremo
De fallo comparì come er zimbello;

E allora, se capisce, abbozza abbozza,
Per quanto quello avesse sopportato,
Quell'antro daje sotto, e, ingozza ingozza

Venne l'ora der giorno che successe
Quello che insomma, via, sarebbe stato
Mejo pe' tutti che nun succedesse.

 

da Storia Nostra di Cesare Pascarella

Castel S. Angelo, iniziato nel 123 dall'imperatore Adriano, e terminato da Antonino Pio, un anno dopo la morte dell'imperatore Castel S. Angelo, fu ideato come tomba di famiglia. Il grandioso Hadrianeum, è stato voluto e ideato da Adriano come tomba per se stesso, e ne affidò la costruzione all'architetto Demetriano. Per accedervi Adriano fece erigere il pons Aelius, poi detto S. Angelo che ne fronteggia l'ingresso. Pur alterato da oltre un milione mezzo di storia, il monumento è leggibile nelle sue forme originarie, ed è oggi sede del Museo Nazionale di Castel S. Angelo.  

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Caster-Zant'-Angelo

 

Quer dottor de Saspirito in zottana
c'a Ttuta, aggratis, je guarì la tiggna,
che ll'anpassato la portò a la viggna
e st'agosto j'ha ffatto da mammana, disce che, a la Repubbrica Romana,
lassù, ppe vvia de 'na frebbe maliggna
c'era invesce dell'angelo una piggna
e Ccastello era la gran mola driana.

 Accidenti! che buggera de mola!

Averanno impicciato tutt'er fiume
co li rotoni de sta mola sola! Oh vvarda, cristo!, come va er custume!
Mascinà pprima er grano pe la gola,
eppoi pell'occhi fà ggirelli e ffume!

G.Gioacchino Belli

Ponte Sant' Angelo

Delle due prime statue nel ponte s. Angelo qui vicino; il s. Pietro è opera del Lorenzetto; il s. Paolo di Paolo Romano, fattevi porre da Clemente VII che fece allargare, e rifare la bocca del ponte, il quale da Clemente VIII nel 1598 fu ristorato; poi Urbano VIII riaprì gli ultimi archi, e ultimamente Clemente IX con disegno, e architettura del cavalier Bernini, oltre d'avergli rifatto le sponde, sopra ogni piedistallo fece drizzare statue d'Angioli di marmo bellissime, scolpite con diversi misteri della passione di nostro Signore.
L'Angiolo, che sostiene la collocata fu scolpito con gran maestria da Antonio Raggi. 
L'altro, ch'ha in mano il Volto santo, è di Cosimo Fancelli.
Quello, che tiene i chiodi, è di Girolamo Lucenti. 
La croce sostenuta da un altr'Angelo, è di Ercole Ferrata.
Uno, che tiene la lancia, fu terminato da Domenico Guidi.
L'altro con la frusta è di Lazzaro Morelli.
E quello, che tiene i dadi, è di Paolo Naldini. 
L'Angiolo, ch'ha le spine, è del medesimo Naldini. 
L'altro, col titolo della Croce, è del cav. Bernini.
E l'ultimo, che sostiene la spugna, è d'Antonio Giorgietti.
(Titi 1763)

 

Il vicino Castel S. Angelo le da il nome.- Il ponte fu già dello Elio (del Sole), attributo della famiglia di Publio Adriano, che lo edificò per dare accesso al suo mausoleo, sostituendo il ponte Trionfale già caduto; poi fu detto di' S. Pietro. L'attuale fu decorato dal Bernini, con le statue degli angeli raffiguranti la Passione di Cristo; l'angelo della Croce fu scolpito dal Bernini stesso; quello che regge la Veronica ha la base profondamente screpolata da un colpo di cannone tirato dai Francesi nell'assedio del 1849.A proposito delle statue dei SS. Pietro e Paolo, che sono alla testata di sinistra del ponte, ricorderemo la seguente pasquinata : « Una mattina del 1581 si trovò S. Pietro vestito con cappotto da viaggio, e sotto S. Paolo era un cartello che diceva: « Pietro,che par¬ti?» ed in un altro cartello sotto S. Pietro, questa risposta : « Paolo, col-lega n:io, voglio fuggire da Roma, perché dubito che Sisto, il quale va rivedendo processi tanto antichi, non voglia far vendetta dell'orecchio che 1580 anni fa troncai a Malco, sbirro di corte, all'orto di Getsemani».Ciò a proposito dell'aver Sisto V, dopo 36 anni, ottenuto dal Granduca l'estradizione di un tal Blaschi, che si era rifugiato a Firenze, dopo avere ucciso a Bologna un fratello cugino, calla moglie e due figli; ed ottenutala, lo fece de¬capitare avanti le dette statue.« Hai ragione, soggiungeva Paolo, neppure io sono troppo sicuro per quello che ho fatto prima di andare a Damasco».- Correvano le feste del Giubileo del 1450, ed il ponte era per¬corso da immensa folla che ritornava da S. Pietro, quando una mula, che portava entro ceste due donne famigliari del Card. di S. Marco, poi Paolo II, si spaventò; la folla, Impaurita," si ammassò contro i para¬petti che cedettero, e cadde nel fiume una moltitudine di persone, morendone 172. Ciò spinse Nicolo V a restaurare e sbarazzare il ponte dai meschini abituri e casotti (un qual¬che cosa come il ponte Vecchio a Firenze) che lo dividevano ed ingombravano per tutta 'a sua lunghezza, e ad erigere due cappelle dedicate a S. Maria Maddalena ed ai SS. Innocenti, dove ogni dì si celebrava messa in suffragio dei periti in detta catastrofe. A proposito del Giubileo del 1450, un cronista no¬mina 4 classi, che fecero i più grossi affari: cambiavalute, speziali, pittori, albergatori; e secondo la relazione dì Giovanni Rucellai, si contavano allora in Roma 1022 osterie con insegne, ed un gran numero senza. Durante il sacco di Roma, le due cappelle servirono di nascondiglio e di protezione ai lanzichenecchi chi: sparavano contro Castel S. Angelo, e perciò Clemente VII le fece demolire, e le sostituì con le statue dei SS. Pietro e Paolo.- Avendo Stilicene, generale di Arcadie, Onorio e Teodosio, sconfitto presso Firenze le or¬de di Radagaiso, venne ai detti imperatori eretto un arco trionfale, presso questo ponte, (v. V. S. Gelso). - Le mura di Aureliano si estesero anche lungo il fiume e qui si apri¬va la Posterula di Episcopio.- Qui la Comunità Ebraica era obbligata a rendere omaggio al novello papa nella processione del possesso; prima di Alessandro "*'!i rabbini at¬tendevano il papa a Monte Giordano (v.).- La p. fu già detta degli Altoviti dal Pal. che qui aveva la fa¬miglia om., demolito per la costruzione del Lungotevere. 
(Blasi 1923)

 

 


 

 

 

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